{"id":160,"date":"2016-04-27T23:27:03","date_gmt":"2016-04-27T23:27:03","guid":{"rendered":"https:\/\/lnx.filosofico.net\/diegofusaro\/?p=160"},"modified":"2017-09-06T10:08:06","modified_gmt":"2017-09-06T10:08:06","slug":"defatalizzare-lesistente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/defatalizzare-lesistente\/","title":{"rendered":"Defatalizzare l\u2019esistente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">La sola possibile via di fuga rispetto alla realt\u00e0 trasfigurata in destino non riscattabile (secondo quella che abbiamo qualificato come \u201cideologia dell\u2019inemendabile imperfezione\u201d) consiste nella riattivazione del senso della possibilit\u00e0 come modalit\u00e0 ontologica fondamentale e, con esso, dell\u2019azione umana come portatrice della trasformazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quand\u2019anche, come oggi accade, complice anche la poderosa macchina della manipolazione organizzata, il mondo delle potenze oggettive appaia come un destino intrascendibile, come l\u2019esito fatale dei processi irreversibili dell\u2019economia, \u00e8 dalla <em>rammemorazione della possibilit\u00e0<\/em> come struttura ontologica del reale che occorre tornare a prendere le mosse. Il presente deve tornare a essere inteso come storia e come possibilit\u00e0, e non come un \u201csolido cristallo\u201d (Marx) a cui adattarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 che esiste, compreso ci\u00f2 che si pretende destinalmente insuperabile, si d\u00e0 come risultato di un porre e, in quanto tale, pu\u00f2 essere trasformato. Presente, passato e futuro debbono essere sottratti alla malia della necessit\u00e0 e restituiti al ritmo della possibilit\u00e0 storica, in modo che immaginazione progettante e prospettiva utopica tornino a essere i contenuti dinamici della temporalit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prassi deve dunque, innanzitutto, essere metabolizzata dalla teoria come sua possibilit\u00e0 reale, dando luogo alla figura di una critica in grado di agire concretamente sull\u2019oggetto criticato e di emendarlo in vista del suo accordo con la ragion pratica. I due opposti in solidariet\u00e0 antitetico-polare (e, dunque, segretamente coincidenti nella loro correlazione essenziale) del <em>realismo disincantato<\/em> e dell\u2019<em>utopismo astratto <\/em>per anime belle devono, allora, cedere il passo al sogno desto della possibile razionalizzazione dell\u2019esistente ad opera dell\u2019agire umano. Quest\u2019ultima deve essere innestata, a sua volta, su un\u2019ontologia del non-ancora che, con ottimismo militante, sappia mediare la passione antiadattiva con le condizioni reali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da s\u00e9 la contraddizione che il presente ha in seno non si toglie. N\u00e9, del resto, si \u00e8 mai tolta: \u00e8 questo uno degli insegnamenti pi\u00f9 preziosi che la Rivoluzione francese e quella russa non smettono di impartirci. L\u2019illusione fatalistica della contraddizione che si autosopprime non pu\u00f2 che convertirsi, in ultimo, in apologetica dell\u2019esistente: vale a dire in quello stesso fatalismo greve che ha finito per stregare il nostro tempo, nel rassegnato convincimento secondo cui occorre pazientare, perch\u00e9 il capitalismo ha i secoli contati. Non si tratta di adattarsi all\u2019oggetto, bens\u00ec, in accordo con l\u2019idealismo, di conformarlo alla soggettivit\u00e0 agente. Per questo, oggi, nel mondo del realismo dominante, e della conseguente assolutizzazione dell\u2019oggetto, \u00e8 necessario ripartire dalla svolta trascendentale compiuta dall\u2019idealismo tedesco: con la formula di Giovanni Gentile, occorre favorire la \u201crinascita dell\u2019idealismo\u201d come antidoto contro la dilagante pigrizia fatalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo per questa via, diventa possibile <em>ridialettizzare il capitalismo speculativo<\/em>, ossia riattivare il senso della <em>possibilitas<\/em> come modalit\u00e0 ontologica fondamentale e, per ci\u00f2 stesso, destrutturare la dilagante mistica della necessit\u00e0 di cui si sostanzia l\u2019odierna fase speculativa. Si tratta, tramite il recupero e la messa in opera dell\u2019eredit\u00e0 dell\u2019idealismo tedesco, e in primo luogo della sua <em>vis dialectica<\/em>, di reagire all\u2019odierna assolutizzazione dell\u2019oggetto e di riattivare l\u2019assunto \u2013 base della defatalizzazione dell\u2019esistente \u2013 secondo cui ci\u00f2 che \u00e8, \u00e8 in forza di un porre soggettivo, esistendo come oggettivazione temporalmente mediata della prassi umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019oggetto non \u00e8 un dato naturale-eterno, ma l\u2019esito di un fare: in quanto tale, pu\u00f2 sempre da capo essere sottoposto alla prassi trasformatrice. \u00c8 in questo senso che non possiamo non dirci idealisti. Al di l\u00e0 delle prospettive diverse, reciprocamente irriducibili e talvolta antitetiche in cui l\u2019idealismo si \u00e8 espresso \u2013 e che non \u00e8 il compito di questo lavoro fare emergere \u2013, ci soffermeremo, nelle pagine che seguono, sul codice della soggetto-oggettivit\u00e0, ossia sull\u2019assunto che pone l\u2019identit\u00e0 di soggetto e oggetto intendendo il secondo come oggettivazione del primo e della sua libera creazione pratica. Con Hegel, la riconciliazione di soggetto e oggetto si d\u00e0 nel processo storico, come suo risultato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra attenzione, volta a favorire un\u2019\u201curbanizzazione\u201d della provincia idealistica, si concentrer\u00e0 sull\u2019assunto per cui l\u2019oggetto si d\u00e0 sempre tramite la mediatezza del porre soggettivo e, dunque, in forma non oggettiva. Soggetto e oggetto non esistono astoricamente come poli opposti e reciprocamente autonomi, secondo il dogma cartesiano dell\u2019<em>Anwesenheit<\/em>, dell\u2019essente come pura presenza astorica che, direbbe Gentile, <em>fieri nequit<\/em>: si danno, invece, come reciprocamente mediati dall\u2019azione temporalmente connotata (essendo l\u2019oggetto l\u2019esito del porre soggettivo), secondo l\u2019acquisizione teorica guadagnata da Kant e, insieme, da lui non sviluppata coerentemente in tutte le sue conseguenze.<\/p>\n<hr \/>\n\n<p><!--Ads5--><\/p>\n<hr \/>\n<p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block;\" data-ad-format=\"fluid\" data-ad-layout=\"image-middle\" data-ad-layout-key=\"-ei+5n+33-e4+i9\" data-ad-client=\"ca-pub-1613741143817390\" data-ad-slot=\"8858547081\"><\/ins><br \/>\n<script>\n     (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<p><!--Ads3--><\/p>\n<hr \/>\n<p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block; text-align: center;\" data-ad-format=\"fluid\" data-ad-layout=\"in-article\" data-ad-client=\"ca-pub-1613741143817390\" data-ad-slot=\"2112848363\"><\/ins><br \/>\n<script>\n     (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n<p><!--Ads4--><\/p>\n<hr \/>\n<p><script async src=\"\/\/pagead2.googlesyndication.com\/pagead\/js\/adsbygoogle.js\"><\/script><br \/>\n<ins class=\"adsbygoogle\" style=\"display: block; text-align: center;\" data-ad-format=\"fluid\" data-ad-layout=\"in-article\" data-ad-client=\"ca-pub-1613741143817390\" data-ad-slot=\"6421335445\"><\/ins><br \/>\n<script>\n     (adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});\n<\/script><\/p>\n\n<div class=\"twitter-share\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?via=diegofusaro\" class=\"twitter-share-button\">Tweet<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sola possibile via di fuga rispetto alla realt\u00e0 trasfigurata in destino non riscattabile (secondo quella che abbiamo qualificato come \u201cideologia dell\u2019inemendabile imperfezione\u201d) consiste nella riattivazione del senso della possibilit\u00e0 come modalit\u00e0 ontologica fondamentale e, con esso, dell\u2019azione umana come portatrice della trasformazione. 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