{"id":80274,"date":"2026-09-28T08:53:07","date_gmt":"2026-09-28T06:53:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/?p=80274"},"modified":"2026-09-28T08:53:10","modified_gmt":"2026-09-28T06:53:10","slug":"paolo-mieli-propone-linsegnamento-dellarabo-nelle-scuole-italiane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filosofico.net\/diegofusaro\/paolo-mieli-propone-linsegnamento-dellarabo-nelle-scuole-italiane\/","title":{"rendered":"Paolo Mieli propone l&#8217;insegnamento dell&#8217;arabo nelle scuole italiane"},"content":{"rendered":"\n<p>In una sua recente epifania catodica su La7, l&#8217;immarcescibile Paolo Mieli, penna di punta del politicamente corretto italiano, ha commentato la questione assai discussa della integrazione degli studenti stranieri nelle scuole italiane e ha proposto una sua ricetta sui generis. Egli ha asserito, senza perifrasi edulcoranti, che sarebbe una buona idea insegnare l&#8217;arabo nelle scuole italiane, per propiziare in tal maniera i processi di integrazione. Ora, vero \u00e8 che pi\u00f9 cose si apprendono e meglio \u00e8 e che, come diceva il filosofo Ugo di San Vittore, dobbiamo imparare tutto, perch\u00e9 nulla sar\u00e0 superfluo. Tutto vero. Ma, a una sobria disamina della situazione della scuola italiana, pare francamente fuori luogo l&#8217;insegnamento dell&#8217;arabo, considerato il fatto che gli studenti italiani faticano anche solo a parlare e a scrivere nella lingua nazionale. Oltre a ci\u00f2, l&#8217;erramento di Paolo Mieli sembra riposare nel fatto che egli propone un&#8217;integrazione fondata sulla rinuncia alla propria identit\u00e0 per assumere quella altrui: in maniera diametralmente opposta, il rispetto sacrosanto delle identit\u00e0 altrui non pu\u00f2 comportare l&#8217;abbandono della propria, che anzi \u00e8 la base per poter dialogare con le altre. Anche l&#8217;ovvio vuole la sua parte: chi, per le ragioni pi\u00f9 diverse, si sposta in un&#8217;altra nazione rispetto alla propria, \u00e8 tenuto ad assimilarne gli usi, i costumi e la lingua, producendo in questa maniera la propria integrazione nella comunit\u00e0 di cui entra a fare parte. \u00c8, oltretutto, il prezioso insegnamento che ci trasmette la sapienza ellenica: quando, nel secondo poema omerico, Ulisse giunge sull&#8217;isola dei Feaci, viene accolto e rispettato, ma non pretende in alcun modo di imporre la propria identit\u00e0 o che i Feaci rinuncino alla propria per metabolizzare la sua. Ulisse stesso non rinuncia alla propria identit\u00e0, ma si apre a quella altrui, adoperandosi per venire accolto e per integrarsi nella comunit\u00e0 che lo ospita. Tutto il contrario, ovviamente, di ci\u00f2 che propone l&#8217;odierna subcultura della globalizzazione neoliberale, che, con il pretesto dell&#8217;apertura all&#8217;altro, chiede a ogni popolo di rinunciare alla propria cultura per aderire al nulla della civilt\u00e0 merciforne.<\/p>\n\n<div class=\"twitter-share\"><a href=\"https:\/\/twitter.com\/intent\/tweet?via=diegofusaro\" class=\"twitter-share-button\">Tweet<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una sua recente epifania catodica su La7, l&#8217;immarcescibile Paolo Mieli, penna di punta del politicamente corretto italiano, ha commentato la questione assai discussa della integrazione degli studenti stranieri nelle scuole italiane e ha proposto una sua ricetta sui generis. 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