GIANNI VATTIMO

A cura di Diego Fusaro


"La debolezza del pensiero nei confronti del mondo, e dunque anche della società, è probabilmente solo un aspetto della impasse in cui il pensiero si è venuto a trovare alla fine della sua avventura metafisica. Ciò che conta adesso è ripensare il senso di quella avventura ed esplorare le vie per andare oltre: appunto, attraverso la negazione - non anzitutto a livello di rapporti sociali, ma a livello di contenuti e modi del pensare stesso - dei tratti metafisici del pensiero, prima fra tutti la "forza" che esso ha sempre creduto di doversi attribuire in nome del suo accesso privilegiato all'essere come fondamento. " ("Il pensiero debole")

DIZIONARIO VATTIMIANO

Postmoderno e fine della storia. Secondo Vattimo il postmoderno è, in primo luogo, l'esperienza di una "fine della storia", ossia della concezione moderna della storia come corso unitario e progressivo di eventi, alla luce dell'equazione nuovo = migliore. Concezione che è venuta meno non solo per ragioni intellettuali o filosofiche, ma anche per motivi d' ordine storico-sociale, che vanno dal tramonto del colonialismo e dell'imperialismo sino all'avvento della società "complessa".

Pensiero "forte" e pensiero "debole" . In Vattimo il passaggio dal moderno al post-moderno si configura come un passaggio da un pensiero forte ad un pensiero debole. Per pensiero forte (o metafisico) Vattimo intende un pensiero che parla in nome della verità, dell'unità e della totalità, ossia un tipo di pensiero illusoriamente proteso a fornire "fondazioni" assolute del conoscere e dell'agire. Per pensiero debole (o post-metafisico) intende un tipo di pensiero che rifiuta le categorie forti e le fondazioni ultime: " la debolezza del pensiero nei confronti del mondo, e dunque anche della società è probabilmente solo un aspetto della impasse in cui il pensiero si è venuto a trovare alla fine della sua avventura metafisica. Ciò che conta adesso è ripensare il senso di quella avventura ed esplorare le vie per andare oltre: appunto, attraverso la negazione [...] dei tratti metafisici del pensiero, prima fra tutti la "forza" che esso ha sempre creduto di doversi attribuire in nome del suo accesso privilegiato all'essere come fondamento " ("Il pensiero debole").

Nichilismo . Con questo termine, che Vattimo non usa in maniera spregiativa, bensì in maniera positiva, egli intende la specifica condizione di assenza di fondamenti in cui viene a trovarsi l'uomo postmoderno in seguito alla caduta delle certezze ultime e delle verità stabili. Pertanto, egli ritiene che il nichilismo non vada combattuto come un nemico, ma assunto come nostra unica possibilità. Da ciò la tesi secondo cui " oggi non siamo a disagio perché siamo nichilisti, ma piuttosto perché siamo ancora troppo poco nichilisti " ("Filosofia al presente"). Il nichilismo di Vattimo non è nè un nichilismo risentito o nostalgico nè un nichilismo "forte", ma un nichilismo "debole" o "della leggerezza". Da ciò il suo carattere costitutivamente "postmoderno".

Verwindung . Termine heideggeriano impiegato da Vattimo per alludere allo specifico rapporto che l'uomo postmoderno conserva con la metafisica (e con il passato in generale). Termine che in virtù della famiglia di significati cui rimanda (guarigione, accettazione, rassegnazione, svuotamento, distorsione, alleggerimento ecc.) allude al rimettersi da una malattia (in questo caso: la metafisica o il passato) nella rassegnata consapevolezza che di essa siamo comunque destinati a portare le tracce. Tracce che si manifestano nel fatto che non possiamo esimerci dall'adoperare le categorie della metafisica e del passato, sia pure distorcendole in senso debole e postmetafisico (cioè nichilistico).

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