Nature

AMICIZIA

“Di tutti quei beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita, il più grande di tutti è l’acquisto dell’amicizia”. (Epicuro)






A cura di Diego Fusaro

Tra i valori massimi che Epicuro ha elogiato nei suoi scritti occupa senz’altro un posto di primo piano l’amicizia. E come non dargli ragione? Chi trova un amico, trova un tesoro: così il lessico comune sintetizza l’importanza di questa esperienza. Ma che cos’è l’amicizia? La lingua greca usa una bella espressione per definirla, chiamandola philia: la philia, che usualmente traduciamo in italiano con “amicizia”, mi pare dica qualcosa in più, qualcosa di più inteso. Philein, il verbo greco da cui deriva la philia, vuol letteralmente dire “volere bene”, “amare”: da esso deriva anche il venerando nome della filosofia, che è, appunto, l’“amore per il sapere”. In prima approssimazione, potremmo dire che l’amicizia è un rapporto mediante il quale “vogliamo bene” e “amiamo qualcuno”, perché lo sentiamo affine a noi, vicino per interessi e sensibilità: con lui stiamo bene, condividendo esperienze e stati d’animo. Il “voler bene” dell’amicizia è, certo, differente da quello proprio dell’“amore” vero e proprio: e per più ragioni. Anzitutto, l’amore vero e proprio si rivolge esclusivamente a una persona. Si possono, invece, avere più amici: il rapporto amicale non pretende l’esclusività, né, se è puro, ospita in sé la gelosia. In secondo luogo, l’amore richiede continuità nel tempo e nello spazio: si ama quotidianamente e un amore intermittente, inframmezzato da pause – supponiamo – di mesi e settimane non sarebbe propriamente tale. L’amicizia, invece, si conserva nel tempo e può sussistere anche a distanza: quante volte ci capita di rivedere a distanza anche di anni un amico e di avvertire immediatamente la stessa carica affettiva con cui ci eravamo, a suo tempo, lasciati? Ci ritroviamo a distanza di tempo e, non di meno, sentiamo che non è cambiato nulla: e che, come usa dire, siamo amici come prima. Certo, con questo non voglio dire che il rapporto amicale non vada alimentato: l’amicizia, quella vera, cresce giorno per giorno e si nutre di esperienze condivise, di dialogo e di un sentire comune che fa sì che l’amico, in fondo, ci appaia come un altro noi. A tal punto che, forse, è nel vero Aristotele quando scrive che l’amicizia è una sola anima, che vive in due corpi. Per questo, il vero amico è quello di cui, come solitamente si dice, possiamo fidarci come di noi stessi. Come l’amore, però, l’amicizia – o, almeno, quella vera – è disinteressata e, come si dice, gratuita: si dà nella forma di un rapporto in cui ci apriamo gratuitamente, senza tornaconto, all’altro, che a sua volta si apre analogamente a noi. E lo facciamo per il piacere stesso di quel rapporto, non in vista d’altro. Proprio in ciò sta il criterio per discernere tra l’amicizia vera, che è disinteressata, e quella falsa, che solo superficialmente può essere classificata come amicizia: in questo secondo caso, il rapporto è interessato. Non è fine a se stesso, ma rivolto a un utile che può essere di entrambi o di uno soltanto e che, in ogni caso, fa sì che non vi sia una vera relazione amicale. Ma se questo è, per sua essenza, il vero rapporto di amicizia, occorre distinguerlo attentamente da altre forme di relazione, che pure a un primo sguardo parrebbero rientrare anch’esse nell’orizzonte di quella che abbiamo chiamato amicizia. Lo dico soprattutto in riferimento all’epoca presente, in cui il concetto di amicizia sembra essersi a tal punto dilatato da dire, alla fine, tutto e il suo contrario: che ne è, insomma, dell’amicizia al tempo delle reti sociali, dove basta premere un pulsante per moltiplicare le cosiddette “amicizie”? Ma si tratta, davvero, di relazioni che possiamo intendere come amicizie, quelle con “profili” digitali che, magari realmente situati dall’altra parte del mondo, mai incontreremo. Si tratta, per di più, di “amicizie” che, moltiplicandosi pressoché senza limiti, finiscono per svuotare il concetto stesso di amicizia: ci si può dire fortunati se, nella propria vita, si ha un numero di amici veri – su cui veramente si può fare affidamento – che si contano sulla punta delle dita di una mano. Le migliaia di “amicizie” promesse dalle reti sociali esulano, com’è evidente, da questa prospettiva. E, di più, finiscono per distrarci inutilmente dagli amici veri, in carne e ossa, con i quali possiamo intrattenere un vero rapporto di prossimità nello spazio, nel tempo e con l’anima. Dobbiamo, dunque, dedicarci all’amicizia, coltivarla, aprendoci all’amico e donandoci a lui, certi che anch’egli, se è un vero amico, farà altrettanto.

Citazioni

"Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini!". (F. Nietzsche, "La gaia scienza")
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Diego Fusaro