Nature

SOGGETTO

“Che la sostanza sia essenzialmente Soggetto, ciò è espresso nell’enunciazione dell’Assoluto come Spirito”. (F.W.Hegel, Fenomenologia dello Spirito)






A cura di Diego Fusaro

Nessun termine del vocabolario filosofico più del lemma “soggetto” ha subito una trasformazione radicale! Presso i greci e, soprattutto, presso Aristotele, il soggetto – contrariamente a come noi oggi lo intendiamo – indicava, letteralmente, “ciò che sta sotto” (dal greco hypokeimenon): ossia ciò che è, per così dire, nascosto nella cosa sensibile e ne costituisce il fondamento ontologico. Da questa accezione deriverebbe il termine equivalente dei romani, subiectus, “sottostante”: il soggetto sarebbe, allora, ciò che fa sì che una cosa sia quella che sia, nella sua insostituibile individualità. Esso coinciderebbe, allora, con la “sostanza”, termine che di fatto esprime il medesimo contenuto, ossia lo “stare sotto” (substantia). Il soggetto è, così, la sostanza individuale che “sta sotto” ai suoi attributi e accidenti, rendendoli predicabili in riferimento ad essa: gli attributi di “canuto” o di “intelligente” si danno solo in riferimento, supponiamo, a Socrate, ossia al soggetto cui vengono attribuiti. E questa struttura ontologica trova un corrispettivo nella struttura logica del giudizio: il soggetto è ciò di cui si predica qualcosa, non potendo egli stesso mai diventare predicato di qualcos’altro. Dunque il soggetto è – sul piano logico – ciò che permane alla base di ogni possibile predicazione, proprio come – sul piano ontologico – è ciò che permane al di sotto di ogni suo attributo. Con l’avvento della modernità, il concetto di soggetto muta profondamente. A partire soprattutto da Cartesio, prende a indicare essenzialmente l’attività della coscienza e a contrapporsi all’oggetto: il soggetto come “cosa pensante” (res cogitans) è, ora, contrapposto all’oggetto come “cosa estesa” (res extensa). Il soggetto diventa il fondamento stesso del reale: sulle orme di Cartesio, possiamo dubitare di tutto, ma non del fatto di esistere come soggetti dubitanti. Il fatto di pensare, dubitando, ci rivela in forma immediata il fatto che siamo, che esistiamo: “penso, dunque sono”. Ed è sulla solida base di questa certezza che possiamo, per Cartesio, rifondare l’edificio del sapere. Se, prima della modernità, l’oggetto appariva come prioritario rispetto al soggetto, ora, con il moderno, si pongono le basi per un rovesciamento del rapporto: non v’è oggetto senza il soggetto che lo pensi. E quand’anche si ammetta un oggetto a sé stante, indipendente dal pensare del soggetto, ebbene già lo si sta pensando: ed è, dunque, posto nell’attività del soggetto. Ogni coscienza dell’oggetto è, dunque, sempre anzitutto una autocoscienza, ossia una coscienza che il soggetto ha di se stesso: non possono pensare alcunché senza pensare, in pari tempo, me stesso come pensante. In questo senso, come sosterrà Kant, l’“Io penso”, l’attività in atto del soggetto pensante, accompagna ogni mia rappresentazione e, più in generale, ogni mio rapporto con il mondo. In effetti, possiamo provare a svolgere un esperimento: qualsiasi cosa noi pensiamo, essa si dà sempre mediata dall’attività del pensare. Non v’è, dunque, oggetto senza l’oggetto o, se preferiamo, non si dà essere senza il pensare. Proprio in ciò sta l’importanza della moderna scoperta del soggetto, che, proprio come Atlante nella mitologia greca, sorregge sulle proprie spalle il mondo intero. Potremmo anche esprimerci così: ogni realtà con cui entriamo in contatto, è pensata, perché mediata, appunto, dal pensiero. Ma non è lecito presupporre un “pensato” al “pensare”: di conseguenza, tutto ciò che c’è, apparendo come pensato, presuppone il pensare del soggetto. Il reale è sempre un pensato, che dipende dall’attività del soggetto pensante. Pare, tuttavia, che il mio tempo abbia abbandonato questa concezione, che definiremo “soggettivistica”, per aderire a una opposta visione, di tipo “oggettivistico”: quest’ultima, assegnando il primato all’oggetto, tende a soffocare la libertà del soggetto come fondatore del suo mondo. La sacrifica sull’altare dell’accettazione passiva di un mondo oggettivo che si pretende dato a prescindere dal soggetto e, dunque, tale da dover essere subito, quale che sia la sua configurazione.

Citazioni

“Nulla di troppo: tutto è bello se al punto giusto”. (Chilone di Sparta)
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Diego Fusaro