Libri di Diego Fusaro
Sta facendo molto discutere la sentenza di questi giorni, che prevede il carcere per il gioielliere del cuneese che ha ucciso due rapinatori che stavano fuggendo dalla sua gioielleria dopo aver compiuto una rapina. Come sempre accade, l’opinione pubblica risulta divisa secondo le due tifoserie dei sostenitori e degli avversari: ma, si sa, l’opinione pubblica non pensa e si muove solo per istinti privi di riflessione (gli stessi che, con ogni probabilità, troverete a commento di queste mie riflessioni…). Sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: i due uomini uccisi non sono eroi ma delinquenti, che certo hanno pagato in modo esageratamente alto la loro colpa. Il fatto che addirittura lo Stato risarcisca le loro famiglie è un pessimo segnale, considerato il fatto che non sono morti sul lavoro, a meno che per lavoro non si intenda lo svaligiare le gioiellerie puntando la pistola contro il proprietario. Ugualmente non deve passare per eroe il gioielliere, come invece stanno provando a fare i militonti della destra neoliberale: ricordiamo infatti che il gioielliere ha aperto il fuoco sui ladri quando questi erano già in fuga. Non è legittima difesa, con buona pace di chi la va evocando in relazione all’accaduto. Se si spara a qualcuno che sta fuggendo come può essere legittima difesa? Va tuttavia detto che, se volessimo ragionare con il paradigma di Tommaso Hobbes, chi punta la pistola contro un cittadino sta per ciò stesso uscendo dai perimetri dello Stato per ricadere in quelli dello stato di natura, ove prevale la legge del più forte. Per ciò stesso, l’uomo a cui viene puntata la pistola si deve egli stesso muovere nello stato di natura, poiché là lo ha condotto, contro la sua volontà, l’aggressore. Come si può a questo punto pretendere che l’aggredito rispetti le leggi dello stato che sono state violate dall’aggressore, il quale ha così precipitato se stesso e l’aggredito nello stato di natura? Questo mi pare un punto dirimente: se il gioielliere avesse sparato quando gli stavano puntando l’arma, avrebbe per ciò stesso agito per legittima difesa e andrebbe assolto. Ma il fatto che egli abbia aperto il fuoco quando i malviventi erano già in fuga non ha giustificazioni possibili: il crimine dei rapinatori, che merita indubbiamente di essere punito come la legge prevede, appare poca cosa rispetto a quello compiuto dal gioielliere. Il reato dei malviventi riguarda la proprietà privata, quello del gioielliere concerne la vita: solo la dilagante idiozia neoliberale, che anima i militonti di destra e la loro ottusità inscalfibile, può giustificare la morte per chi violi la proprietà privata, con ciò riconfermando, oltretutto, che per il liberalismo nella sua variante odierna la sola libertà che realmente conti è quella della proprietà e del mercato. Dunque, nessuna giustificazione per i malviventi, ma nessuna giustificazione ugualmente per il gioielliere che ha sparato a delinquenti che stavano fuggendo senza più mettere in pericolo la sua vita.