Socrate

In una sua recente epifania catodica, il conduttore Diego Bianchi ha fatto una sua tirata contro chi si oppone alla guerra in Ucraina e ha difeso accoratamente le ragioni di quella che ha avuto il coraggio di definire la “resistenza” ucraina. Ha impostato il suo claudicante discorso incardinandolo sul paragone tra la resistenza italiana dei partigiani e quella degli ucraini contemporanei. Chissà cosa penserebbero di questo acrobatico paragone i partigiani italiani, considerato il fatto che i cosiddetti resistenti ucraini sono composti tra l’altro dagli uomini del Battaglione neonazista Azov. Su queste basi, il Bianchi ha detto che come i partigiani italiani usarono armi americane e inglesi, così legittimamente fanno quelli ucraini del giorno d’oggi. Di più, il Bianchi si è avventurato a sostenere che la pace può arrivare solo attraverso la guerra, di fatto aderendo al noto programma orwelliano per cui la pace è guerra, la servitù è libertà. L’epoca della odierna “malattia antistorica”, parafrasando Nietzsche, è contrassegnata non solo dall’ignoranza della storia, ma anche dalla violenza inconsulta usata ai suoi danni. Tanto per cominciare, Diego Bianchi aderisce in maniera irrfllessa alla narrazione dominante, secondo cui questa è la guerra della Russia contro l’Ucraina: non gli passa nemmeno per la testa che questa possa essere in realtà la guerra che l’occidente ha preparato gradualmente fin dagli anni Novanta contro la Russia, accerchiandola un poco alla volta e ora utilizzando il guitto di Kiev come testa d’ariete contro Putin. Per Diego Bianchi e per le sinistre arcobaleno, l’occidente ha sempre per definizione ragione perché rappresenta il bene, la democrazia, i diritti. La lotta contro l’imperialismo si è ridisposta come lotta per l’imperialismo. In secondo luogo, al Bianchi non passa nemmeno per la testa il fatto che, continuando a mandare armi e soldi a Kiev, l’Unione Europea si stia essa stessa sempre più esponendo al rischio di una guerra con la Russia di Putin. Curiosamente, il partigiano Diego Bianchi non ci risulta abbia mai sostenuto l’esigenza di supportare i popoli oppressi dall’imperialismo americano, che anzi il discorso dominante liquidava come barbari e trogloditi degni di essere condotti con le buone o con le cattive nell’impero della civiltà. Anche da ciò, naturalmente, si misura la subalternità integrale della sinistra arcobaleno alla forma mentis del nuovo spirito del capitalismo senza frontiere. Insomma, per Diego Bianchi sembra che la resistenza vada bene quando si ha contro la Russia di Putin e invece non sia nemmeno degna di essere chiamata resistenza quando si rivolga all’Impero del bene americano con bombe umanitarie e missili democratici. A Diego Bianchi non passa nemmeno lontanamente per la testa il fatto che l’Ucraina dell’attore Nato sia utilizzata come strumento bellico dalla civiltà occidentale contro la Russia di Putin, colpevole agli occhi di Washington di non piegarsi al nuovo ordine mondiale liberal-atlantista. In verità, ciò che pensa Diego Bianchi sarebbe di per sé irrilevante (praetor non curat de minimis), ma acquista un suo significato particolare nella misura in cui diventa espressione del discorso dominante oggi in Italia e in Europa: quel discorso che celebra a reti unificate la russofobia e difende a spada tratta le irragionevoli ragioni della guerra del guitto di Kiev, con il rischio, sempre più reale, di trascinare l’Europa tutta in una catastrofica guerra con la Russia di Putin.

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