Libri di Diego Fusaro
Meritano indubbiamente un commento critico le recenti elezioni che si sono svolte in Israele. Il Likud di Netanyahu e i suoi alleati hanno guadagnato ben 53 seggi, contro i 48 del principale blocco di opposizione, sotto l’egida del centrista Gadi Eisenkot. Nessuno dei due schieramenti ha comunque conquistato i 61 seggi necessari per guadagnare la maggioranza in Parlamento. Si segnala la avanzata dei partiti arabi, che hanno ottenuto 19 seggi. Insomma, il fabula docet mi pare che possa essere così cristallizzato: nonostante le infinite malefatte combinate, il criminale di guerra Netanyahu continua a beneficiare di un consenso decisamente troppo alto, anche se non assoluto; larga parte degli israeliani non sono d’accordo evidentemente con le sue politiche genocidarie e assassine, sotto il segno del peggior imperialismo. Ma si tratta comunque di una minoranza, per quanto consistente. Anche Donald Trump non si è dispensato dal dire la sua, menando vanto di aver contribuito in prima persona alla rimonta del suo fedele alleato Netanyahu. Le elezioni in Israele possono ragionevolmente considerarsi come una preziosa occasione che è stata bruciata: una occasione, voglio dire, con la quale il popolo israeliano si sarebbe potuto sbarazzare una volta per tutte del despota genocidario che sta sporcando a livello globale l’immagine di Israele e che si sta macchiando di colpe inenarrabili, che mai potranno essere redente. Non deve comunque essere trascurato il fatto che in Israele esiste una minoranza, di non secondario momento, che è contraria alle sue politiche e che evidentemente vorrebbe una diversa gestione dell’ordine delle cose.