Ritengo che il crollo del Muro di Berlino sia la più grande tragedia geopolitica del secondo Novecento. Compatisco gli sciocchi che oggi celebrano con ebete euforia quell’evento, chiamando “liberazione” universale quella che è stata liberazione per il capitale e per il libero mercato. Codesti sciocchi dovrebbero guardare alle condizioni del lavoro e dei diritti sociali prima del 1989 e dopo il 1989. Dovrebbero spiegare che cosa è “liberazione” per le nuove masse precarizzate post-1989 in Occidente e per chi, dall’ex Unione Sovietica, è stato “liberato” per poter venire in Occidente a fare la badante, magari con la laurea in medicina e in ingegneria conseguita al proprio Paese. Ma tali idioti non risponderanno, se non ripetendo il solito schema fumettistico del Bene che ha vinto sul Male, della Libertà che ha vinto sulla Dittatura. La cosa più tragicomica è che a portare avanti questo schema siano anche gli eredi irresponsabili del Pci, le vergognose sinistre fucsia. Così il Pd diffondeva in questi giorni – e glorificava – l’immagine del Muro che crollava a colpi di picconate. Di fatto, celebrava e picconava la propria storia, riconfermandosi il partito del capitale e della classe dominante, il traditore di Marx e della classe lavoratrice.





Citazioni

“Pensare è necessario; ma da sé, con la propria testa, criticamente; quindi muovere da sé, e sentire perciò questo sé, che è da custodire e rivendicare da ogni imitazione e forestierume accolto alla leggiera. E per costruire questa testa che è la prima condizione del pensare seriamente, svolgere e attuare dentro di sé quella universalità di costume e di lingua, di memorie e di aspirazioni, e quella volontà che è l’energia politica dell’uomo”. (G. Gentile, "Frammenti di filosofia")







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3 pensiero su “Trent’anni dal crollo del Muro di Berlino. Come tutto cambiò in peggio”

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