Socrate

Diceva il filosofo stoico Seneca che la verità, anche se sommersa, presto o tardi viene a galla. Ed è ciò che sta accadendo con la tragica vicenda palestinese. Finora, l’ordine discorsivo dominante aveva provato in ogni modo a sostenere incondizionatamente le politiche genocidarie del criminale di guerra Netanyahu, giustificandolo con i ben noti argomenti del diritto di Israele a difendersi e della lotta di Israele contro il terrorismo. Diritto di difesa che in realtà giustificava l’aggressione imperialistica da parte di Israele e degli Stati limitrofi; e guerra contro il terrorismo che è di fatto indistinguibile dal terrorismo stesso. Chi osava parlare di genocidio veniva silenziato. Ricorderete senz’altro le parole della senatrice Liliana Segre, che aveva detto categoricamente che non bisognava impiegare la parola genocidio in relazione a Gaza. Adesso però la narrazione è implosa e tutti fanno a gara a riconoscere ciò che fino a ieri si adoperavano per nascondere: a Gaza sta avvenendo un vero e proprio massacro genocidario gestito spietatamente da Netanyahu. La Francia di Macron e il Canada, la Germania di Merz e la Gran Bretagna, perfino lo scrittore israeliano Grossman adesso riconoscono apertamente che è in atto un genocidio e che è giunto il momento di riconoscere lo Stato palestinese. Meglio tardi che mai, come si suol dire. Intanto però sono state cancellate dalla faccia della terra migliaia di persone che si sarebbero potute salvare se solo si fosse riconosciuto apertamente da subito ciò che stava vergognosamente facendo Netanyahu e lo si fosse prontamente fermato nel suo delirio sanguinario. Solo l’Italia tergiversa e vergognosamente sostiene che non è ancora il momento per riconoscere lo Stato palestinese, rivelandosi ancora una volta lo zerbino di USraele. Nulla di nuovo sotto il sole, del resto.

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