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Facebook contro Putin?

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Il noto esponente “liberal-obamiano” Mark Zuckerberg, al secolo “inventore” di Facebook, rilascia una dichiarazione sconcertante agli occhi di chi sa ancora stupirsi di fronte alla perversione della tirannia esercitata dal ricco e potente nei confronti di chi non corrisponde agli standard censitari e statutari del miliardario cosmopolita upper class, ma che si configura come perfettamente in linea con i tempi che viviamo e con il regime globalista censorio che i signori di finanza e hi tech vogliono imporre cancellando l’essenza stessa della natura umana:

Facebook, per evitare “nuovi attacchi hacker” russi passibili di mettere i bastoni tra le ruote a personaggi come Hillary Clinton, provvederà a “eliminare dalle sue pagine tutti gli interventi che minacciano” quella che Zuckerberg definisce “la nostra democrazia”, cioè la “democrazia intesa come trionfo indiscusso e indiscutibile del capitalismo liberale, della società di mercato, del primato dell’hi tech sulla natura umana (transumanesimo), della teologia del gender e della russofobia come metaracconto principale ufficiale di Usa e Ue. Probabilmente, tra qualche tempo, su Facebook si potrà ciarlare soltanto di “vacanze-studio”, di quant’è “bella”, “generosa” e “trendy” la classe media affluente e benestante di New York e di quale discoteca o live club sia più “figo” frequentare rispetto agli standard imposti dalle mode correnti. A quel punto, ossia quando il fondo sarà veramente toccato, Clinton, Soros, Zuckerberg & C. potranno sentenziare che la democrazia occidentale è “finalmente” completa e matura. In realtà, le trame di Zuckerberg e compari sono dirette a rimuovere integralmente l’idea di democrazia (potere costituente delle classi povere) dall’orizzonte delle masse sfruttate e sradicate odierne, sostituendola con il concetto, proprio del regime del capitalismo liberale, di public speech come mera narrazione perpetua e “libera” delle idee dominanti delle classi dominanti.
(PAOLO BORGOGNONE)




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