Libri di Diego Fusaro
Il Partito Democratico vota no alla surreale e oscena legge contro l’antisemitismo. Questa volta, lo ammettiamo candidamente, il Partito Democratico ci ha stupiti positivamente e non possiamo non sottolinearlo più che volentieri. Come tutti dovrebbero sapere, la legge contro l’antisemitismo, a prescindere dal nome che fa da specchietto per allodole, non ha nulla a che vedere con la lotta all’antisemitismo: l’obiettivo reale è di tappare la bocca a quanti critichino, peraltro con ottime ragioni, le infami politiche genocidarie di Netanyahu, equiparando la critica sacrosanta delle politiche estere di Israele con l’abominevole antisemitismo. Non ci vuole poi molto a capire che orrendo e l’antisemitismo e orrendo è anche il modus operandi attuale di Israele nei confronti del popolo palestinese. Anche un bambino delle scuole elementari può agevolmente capire che si può benissimo essere critici verso le politiche estere di Israele e, insieme, verso l’antisemitismo, poiché le due determinazioni non coincidono in alcun modo. Accusare di antisemitismo chi critica Netanyahu, criminale di guerra e, come tale, riconosciuto perfino dal tribunale internazionale dell’Aja sarebbe l’equivalente di zittire come antisemita il poliziotto che arresta un ebreo perché ha rubato in un supermercato: come è evidente che il ladro viene arrestato in quanto ladro, così è evidente che le politiche estere di Israele vengono criticate in quanto ignobili. L’antisemitismo non c’entra esattamente nulla. E, anzi, evocarlo, come è evidente, equivale soltanto a intorbidare le acque, delegittimando a priori la possibilità di prendere posizione rispetto alle politiche assassine di USraele. Il lo ha capito e gliene diamo volentieri atto: in questo caso, siamo perfettamente al loro fianco contro la destra bluette neoliberale che, genuflessa a Israele come a Washington, ha pure il coraggio di definirsi patriottica e paladina dell’interesse nazionale.