Libri di Diego Fusaro
E adesso il tosco rottamatore Matteo Renzi lancia Silvia Salis come nuova immagine di riferimento per il quadrante sinistro della politica italiana. Nulla di nuovo sotto il sole, era ampiamente prevedibile e, in effetti, lo avevamo sottolineato già diversi mesi fa. Il folle volo della sinistra verso il nulla procede incontrastato: politicamente parlando, la visione di Silvia Salis corrisponde perfettamente al nulla impastato con il niente, rappresentando in forma plastica il processo metamorfico di una new left che, come “il fu Mattia Pascal” di cui scrive Pirandello, ha cancellato la propria identità per diventare ciò contro cui un tempo combatteva. Indifferenza integrale per le sorti dei lavoratori e delle classi popolari, totale assenza di risposte per la questione dell’imperialismo, abbandono completo degli autori di riferimento, da Marx a Gramsci, assunzione della prospettiva verde e arcobaleno propria degli abitatori delle ZTL e dei viaggiatori della executive class: ecco, in estrema sintesi, il programma in cui si condensa la visione politica di Silvia Salis, una sorta di neoliberismo progressista in tinta arcobaleno che fa da sfondo ideale ai processi della globalizzazione infelice di marca liberalprogressista. Se, come ho provato a mostrare nel mio studio “Sinistrash”, l’ubi consistam della sinistra fu l’opposizione al potere dominante e il tentativo di produrre l’emancipazione dei subalterni, si può ragionevolmente dire che la new left rappresentata da Silvia Salis incarni l’abbandono compiuto di questo programma e conseguentemente la ridefinizione della sinistra stessa in parte della difesa dell’ordine costituito, celebrato come democrazia da difendere strenuamente dal ritorno del fascismo, a sua volta identificato con tutto ciò che possa mettere a repentaglio la tenuta del totalitarismo glamour del mercato con imperialismo incorporato. Il blocco oligarchico neoliberale non solo non ha nulla da temere al cospetto di questa sinistra addomesticata e decaffeinata, ma può anzi legittimamente celebrarla come propria rappresentante politica ideale. Così tra l’altro si spiega il successo mediatico a reti unificate del sindaco di Genova Silvia Salis.