Socrate

È recentemente intervenuto l’immarcescibile Rutte, segretario della NATO e alfiere di una russofobia estrema. Egli ha dichiarato con sicumera che Vladimir Putin è attualmente nel panico e che la Nato è più forte della Russia. Si tratta, con tutta evidenza, di dichiarazioni programmaticamente demenziali, che poco ci dicono sulla Russia, ma molto ci trasmettono sull’occidente e sullo spaesamento tragicomico che lo avvolge. Sono ormai quattro anni suonati che i menestrelli dell’informazione manipolata e politicamente corretta vanno ripetendo che la Russia di Putin è in punto di morte o che, alternativamente,
si trova nel panico e senza via d’uscita. Parafrasando Sigmund Freud, si potrebbe trattare di proiezioni del soggetto: in specie, di proiezioni che l’occidente in fase di tramonto fa del proprio profilo, attribuendo ad altri ciò che contrassegna ormai palesemente la sua essenza. A una attenta analisi, infatti, sembra che in fin di vita non sia Putin ma l’occidente stesso e che, ugualmente, nel panico non sia la Russia ma l’Europa e il blocco occidentale. Analogamente, si potrebbe forse ragionevolmente parlare di proiezione in relazione al presunto imminente attacco che la Russia di Putin, stando all’informazione politicamente e geopoliticamente corretta dell’occidente, si accinge a fare ai danni dell’Europa: è infatti l’Europa, non la Russia, a cercare sciaguratamente a tutti i costi la guerra, fingendo però che a volerla sia la altera pars, proprio quando, per ironia della storia, Vladimir Putin ha, ancora pochi giorni addietro, precisato che la Russia non ha alcuna intenzione e soprattutto alcun interesse a guerreggiare contro l’Europa, sempre più simile a uno zombie o a un appestato da cui tutti aspirano a tenersi a debita distanza. Come sempre, alla canonica domanda quo vadis, Europa?, la risposta resta una soltanto: nell’abisso, verso la notte che non ha mattino.

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